L’umiltà: in umilianti scene, umili e umiliati.
Il titolo di una tragedia. La sintesi di una riflessione non particolarmente arguta (e tantomeno richiesta) sulla contrapposizione fra televisivo e reale.
E’ doveroso che riconosca di non sapere molto sulla zona di confine fra televisivo e reale. Di non sapere pressoché nulla sul reale che diviene televisivo. Sul televisivo che diviene reale.
I punti di partenza di questa riflessione sono dunque oltremodo impregnati di umiltà. Dell’umida umiltà con cui un “piscia-sotto” provinciale va in gita negli studi Rai di Milano.
Via Mecenate 76
Resoconto di una gita a X-factor e futili congetture sul mondo del piccolo schermo
Evviva. Parto. Destinazione X-factor, il format rivelazione dell’anno, a detta di non so bene quale giuria. Voglio supporre che così sia stato premiato in ragione dell’inaspettato rapporto investimenti-risultati, vantaggioso quantomeno per Magnolia, Gori, Cristina Parodi e prole. Ma sorvoliamo.
Parto carico di aspettative. Dopo quattro mesi davanti alla Mivar in adorazione dei miei beniamini.
Parto convinto di dover dare risposta a interrogativi esistenziali: quanto è alto Morgan? Quanto è vecchia la Ventura? Quanto è mia zia la Mara? Quanti schiaffi Facchinetti? Quanto tempo ho da perdere.
Parto sicuro di voler valicare i confini del 2D televisivo, gettare la Mivar e giungere al reale. Nell’euforica speranza di annusare lieve profumo di incenso all’incontro coi Farias; all’incontro con Mara Maionchi, odore di cassoela e di quella “saliva-pulisci-guance-sga
nascino” che solo le zie possiedono; nella speranza di odorare lezzo di formalina all’incontro con Marco Castoldi.
Parto. E non ci vuole molto perché inizi a prendermi la nostalgia del tubo catodico.
Un’ora e venti minuti di coda in tangenziale est e per ora solo puzza di merda.
Si esce verso la fantomatica via Mecenate. La desolante via Mecenate. Per giunta ha piovuto. Smog.
PozzanghereAAAAA. La Mivar semmai porta polvere. Non bagna mai, la Mivar.
Settantasei. Con umida umiltà e umide scarpe mi accingo alle transenne di ingresso, laddove la prima cernita. Vippe di qua. Pippe di là.
Di là grazie.
Poco interessanti formalità burocratiche sui diritti di immagine.
Bah.
Ed eccoci nel mastodontico, nell’olimpico, nel faraonico, nell’oceanico…ehm…oceanico…sfiatatoio di balena in cui registrano.
X factor. Uno studio di san siriana memoria. Spogliatoi. Scuola calcio.
Si prenda posizione sui confortevoli frisbie di amianto che hanno messo al posto del divano.
I beniamini sono già sul palco. E si pavoneggiano. Il pubblico rumoreggia.
Dinnanzi a me un distinto e singolare sessantenne pare posseduto dal diavolo. Dal diavolo teen. Da quanto urla pare una lettrice di top girl che riceve il primo bacio sulla guancia dal parroco. AAA…Polizia!Pedofilo!!Non sono vergine!
Il sessanteen chiama i suoi beniamini. Solo coi nomi propri di battesimo secondo rito anglicano.
JURY SEBASTIAN MAGLIOLO!
DANIELE MAGRO!
MATTEO BECCUCCI!
GINA LOLLOBRIGIDA!
ANNA MAGNANI!
FRANKLIN DELANO ROOSVELT!
GIUSEPPE GARIBALDI!
Gesù. Si è lasciato trasportare.
Provo anch’io: FARIAS!PUMA SEI MITICO! SAGGIO FACCI SOGNARE! NUTRIA NON TAGLIARTI MAI I CAPELLI!
Si alza solo quello rosso dei power ranger.
Apprendo che i giudici che hanno reso popolare il programma non ci sono.
Nelle loro veci un poco probabile parterre di perfetti sconosciuti.
Eccezion fatta per il marito di Siria, socio di Cecchetto nella coproduzione di taluni ch…insomma, un perfetto sconosciuto.
Ma si applauda. Le maschere sono persuasive. Occhi tesi, lacrime e sorrisi spalancati. Evviva Pier Peroni.
Ed ecco capitombolare sul palco di media shopping fitness, pardon, X factor la faccia più invidiata dalle cinque dita della mia mano destra.
Chiuse a pugno.
E passiamo subito al primo raffronto fra Mivar e realtà.
Al primo mea culpa.
Attenzione.
Francesco Facchinetti dal vivo sembra bravo. Sembra divertente. Incredibile. E’ simpatico.
Saluta dei suoi concittadini. E’ umile. O almeno lo fa bene.
Ok. FRANCESCO FRANCESCO...
Inizia il programma. Tutto come nella Mivar. Ma, fa presente uno dei miei compagni di gita, ci manca il telecomando. Aiuto.
Si avvicendano sul palco i volti più e meno noti dei concorrenti del programma.
Le voci più o meno abili. Il livello è indiscutibilmente alto. Sorvoliamo.
E’ di immagine che mi interessa trattare. Di televisivo.
I divi. Gli inavvicinabili protagonisti cantanti concorrenti la musica batte sempre bla bla.
Ma quando si spegne la telecamera? Quando sentirò il rumore di un peto?
Pietà divina, il programma dopo un paio d'ore termina.
E destino vuole che si finisca a festeggiare non so bene che cosa, non so bene come, non so bene perché, con i protagonisti di ics factor. Al bar. Cioè. I miei beniamini. Finalmente potrò conoscere la verità.
Dove sta il reale. Dove comincia.
Alcuni di loro nel reale ci sono già cascati. E, perdonatemi se disgustosamente ma efficacemente mi ripeto, ci sono cascati con imbarazzo non dissimile da quello di chi ha appena scoreggiato in pubblico.
Penso al povero Giacomo. Ai Sinacria. L’impeccabile e silenzioso Nordio.
Paiono nervosi. Agitati.
Povero Giacomone, che sul palco, memore dei fasti delle due settimane iniziali, cercava disperatamente consensi e li otteneva da un pubblico incapace di intendere e di volere, sotto giogo delle eccentriche maschere.
Povero Giacomone che ora si aggira per il locale alla ricerca di un tavolo. E finisce in quello vicino al cesso. Ah no, quello era il mio.
Povero Giacomone che con lo sguardo incrocia gli sguardi di tutti nella speranza che gli si chieda qualcosa. Un autografo. Una foto. Un amore.
Scusa. Sei tu Giacomo? Hai da accendere?
E’ umiliante.
Nordio visibilmente stanco. Non parla. Fuma nervoso.
Umiliato.
I Sinacria. Chi sono?
C’è chi sembra tener botta. Ovviamente Matteo Beccucci. Successore degli Aram Quartet.
Come Annalisa Minetti succedette ai Jalisse nel memorabile Sanremo 1997.
(soffia il vento)
Va bene.
Immemorabile.
Peraltro la Minetti vinse con un brano intitolato Senza te o con te…
Beccucci canta 12 anni dopo Senza te e con te. Impossibile?
AHAHAHA
Potrei procedere e dimostrarvi che la Terra è quadrata.
Ma Dan Brown mi ha passato solo quella della Minetti.
Per Dio. E’ stupido. E’ tutto estremamente stupido.
Che futuro per questi soggetti? Che scopi? Cosa comporta la mera accensione, spesso annoiata, di un elettrodomestico? Comporta l’illusione e la delusione di Giacomone?
Un giro in via Mecenate 76.
Il palco di X-factor è sporco di impronte.
Lo sguattero di Facchinetti è felice e indaffarato.
Le birre dei Farias sono sgasate.
La ragazza del Bastard è preoccupata.
La Renault Twingo delle SOS è ammaccata.
Oggi ho recuperato la Mivar. L’ho poggiata sul mobile.
Mi sono seduto sul divano e ho preso a fissarla.
Senza accenderla.
Per dieci minuti.
E’ stato realmente euforico.